Quanti/e giovani restano fuori?
- 8 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Il 30 gennaio scorso la cooperativa Progetto 92 ha riunito istituzioni ed esperti per il seminario «Io Re-Sto fuori! Buttati nel mondo d’oggi senza istruzione».
L'incontro ha messo a fuoco le criticità del panorama educativo attuale. L’emergenza evidenziata è quella della dispersione scolastica, ritiro sociale e mancanza di alfabetizzazione di minori e giovani in età di assolvimento dell'obbligo scolastico e formativo.
Le risposte pubbliche attuali risultano ancora insufficienti a fronteggiare la gravità del fenomeno. È necessario investire concretamente in laboratori educativi e percorsi di "seconda opportunità" per garantire il successo formativo di tutti.
Non è solo una sfida scolastica, ma un impegno per evitare l'esclusione sociale e la marginalità delle nuove generazioni
Sul tema torna ora, con un intervento pubblicato sul il T Quotidiano nell’edizione del 21 giugno 2026, il presidente della Cooperativa, Piergiorgio Reggio, che è docente universitario di pedagogia.
Il primo passo (per nulla scontato), scrive Reggio, è quello di «riconoscere l’esistenza di un problema (che in questo caso è di tutti, non solo della scuola)». Questo «è il primo atto per affrontarlo. Il problema è costituito dalle situazioni di giovani che non sono a scuola oppure che la frequentano in modo discontinuo o che, pur essendo presenti a scuola, non riescono a maturare una crescita personale e ad ottenere risultati di conoscenza sufficienti per accedere a pieno titolo alla vita sociale».
«In queste condizioni (di mancanza di conoscenze, ma pure di competenze sociali e di esperienze positive per la costruzione della propria personalità)», prosegue il presidente di Progetto 92, «non si è preparati alla vita, non si può esercitare spirito critico, scegliere, né partecipare attivamente alla vita sociale. Ciò relega inevitabilmente questi giovani in condizioni di marginalità sociale».
Nonostante le strategia messe in atto, le esperienze sviluppate in Italia e in molti Paesi europei, le competenze dei professionisti che operano nei sistemi scolastici spesso l’opinione pubblica e i decisori politici negano «l’esistenza di una questione determinante: l'esclusione dalla conoscenza e dalla partecipazione sociale per molti giovani».
Bisogna affrontare strade nuove, come indica anche una mozione (la n. 59) approvata il 5 giugno 2025 dal Consiglio della Provincia autonoma di Trento, che impegna la Giunta ad attivare un progetto sperimentale per contrastare la dispersione scolastica.
La mozione riporta dati preoccupanti in merito alle tipologie di difficoltà scolastiche (quindi anche sociali):
abbandoni precoci early school leavers di giovani (18-24 anni) usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione senza conseguire un titolo di studio. Nel 2023 all'8,2 per cento in Trentino (in leggera crescita, che raggiunge il 24,2 per cento nella formazione professionale) si aggiunge un 10 per cento di dispersione implicita (9,6 per cento nel Nord est; 10,5 per cento in Italia, 9,8 per cento in Europa). Il dato ridotto della Provincia è dovuto, da un lato, alla qualità dell'offerta scolastica e, dall'altro, dall'orientamento istituzionale a indirizzare questi giovani in difficoltà nel sistema provinciale di formazione professionale. Permanendo nella formazione professionale, in ogni caso, si presentano per molti studenti/esse (circa il 25 per cento secondo i dati INVALSI, percentuale in ogni caso inferiore alla media nazionale) difficoltà evidenti nel raggiungere competenze di base necessarie per essere avviati in un mondo del lavoro sempre più competitivo e in una società che richiede competenze di cittadinanza sempre più elevate. Questi/e studenti/esse, anche quando raggiungono esiti di attestati di competenze (spesso non diplomi di qualifica) non sono effettivamente in grado di comprendere discorsi orali o testi scritti relativi ad argomenti di vita quotidiane, né di esprimersi con chiarezza;
giovani di 17-29 anni che non studiano e non lavorano (NEET). In Trentino sono nel 2020 l'11,60 per cento della popolazione tra i 17 e i 29 anni (a fronte di un 12,5 per cento del Nord est e di un 19 per cento in Italia). Sono giovani che, oltre a livelli di istruzione spesso bassi ed esperienze lavorative frammentarie e poco significative, presentano particolari fragilità personali e relazionali, che rendono difficoltosi i percorsi formativi e di ingresso nel mondo del lavoro. Si configurano, in tal caso, evidenti bisogni di supporto educativo ed orientativo. In molti casi, si incontrano situazioni di giovani con forme particolarmente gravi di isolamento e ritiro sociale.
Reggio conclude ricordando che «a livello europeo le strategie di “seconda opportunità” sono misure riconosciute e incentivate dalle politiche comunitarie dell’istruzione e sociali».
Occorre «creare spazi e percorsi educativi che coinvolgano i giovani “in bilico” a stare a scuola, uscirne per attività di laboratori educativi concordate tra scuola e altre agenzie educative, rientrare... recuperare, scegliere nuovamente, mettersi alla prova..., perché la formazione è un diritto per tutti e le opportunità per crescere, imparare e diventare cittadini devono essere ostinatamente proposte e realizzate sino a quando non ottengono risultati».




Commenti